IL BLOG DI INES ROSANO

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Disturbi specifici di apprendimento: campanelli di allarme e supporto pedagogico specializzato

Secondo le linee guida del Miur 2011 “I Disturbi Specifici di Apprendimento interessano alcune specifiche abilità dell’apprendimento scolastico, in un contesto di funzionamento intellettivo adeguato all’età anagrafica. Sono coinvolte in tali disturbi: l’abilità di lettura, di scrittura, di fare calcoli. Sulla base dell’abilità interessata dal disturbo, i DSA assumono una denominazione specifica: dislessia (lettura), disgrafia e disortografia (scrittura), discalculia (calcolo).

Quali i campanelli d’allarme?

UN BAMBINO CHE A META’ DELLA I ELEMENTARE:

  • Non legge e non scrive autonomamente parole
  • Compie errori che deformano completamente la parole

UN BAMBINO CHE ALLA FINE DELLA I ELEMENTARE:

  • Non legge o scrive autonomamente frasi  
  • Compie errori che deformano la parola
  • Legge sillabando anche parole comuni 
  • Non capisce quello che legge

UN BAMBINO CHE ALLA FINE DELLA II ELEMENTARE

DAL PANNOLINO AL VASINO

DAL PANNOLINO AL VASINO

di Ines Rosano, pedagogista 

Il passaggio al vasino o al gabinetto è una fase delicata nella crescita del bambino. Per avviare “l’educazione al vasino” non va considerata solo l’età anagrafica del bambino, di solito tra  i 2 e i 3 anni, ma l’aver sviluppato una serie di competenze. Secondo il pediatra Brazelton, il bambino deve essere capace di svolgere un insieme di azioni abbastanza complesse: conoscere la differenza tra asciutto e bagnato e tra sporco e pulito, fare proprio un certo controllo della vescica per trattenere fisiologicamente la pipì, maturare la capacità motoria per raggiungere il bagno e comunicare agli altri il suo bisogno. Quindi il bambino deve aver sviluppato una serie di capacità di tipo cognitivo, motorio, emotivo e linguistico. L’educazione al vasino deve avvenire secondo tappe che rispettino la sua disponibilità a collaborare e la sua motivazione.

Si può educare a distanza? La nostra esperienza di continuità. A cura di Ines Rosano, pedagogista clinico e coordinatrice pedagogica del nido d’infanzia bilingue “UnoDueTre… stella” di Cerreto Guidi (FI).

Nel mondo della scuola si parla di “Didattica a distanza”. Per noi educatrici del nido, si può parlare di “Educazione a distanza”? In questo lungo periodo ci siamo interrogate sul significato del nostro lavoro, partendo da una riflessione relativa all’etimologia della parola “educare”, dal latino ex ducere, trarre fuori, che è chiaramente diversa da “istruire”, dal latino in-struere, inserire. Nel primo caso il suffisso “ex”, riporta all’idea di qualcosa che si direziona dall’interno verso l’esterno, nel secondo caso il suffisso “in”, al contrario, rimanda alla visione di contenuti da inserire e di un contenitore che riceve informazioni.

LA LETTURA NELLA PRIMA INFANZIA

LA LETTURA NELLA PRIMA INFANZIA

 

I libri per la prima infanzia presentano un ventaglio di scelte sempre più ricche e differenziate, caratterizzate da storie semplici e immagini stimolanti, offrendo molteplici possibilità di approcci e conoscenze. Tra i vari obiettivi emerge la necessità di aiutare i bambini a scoprire il piacere di leggere, aspetto importante nel processo di crescita: stimolare fin dalla prima infanzia un rapporto positivo con i libri, sviluppando curiosità e interesse, significa promuovere lo sviluppo del bambino non solo sul piano linguistico e cognitivo, ma anche emotivo e relazionale. La lettura ad alta voce da parte dell’adulto contribuisce ad educare all’ascolto, aumentare i tempi di attenzione, arricchire il lessico, reinterpretare la realtà; rafforza il legame affettivo con la l’adulto, attraverso un’esperienza di condivisione, scambio e interazione.